lunedì 10 maggio 2010

Tramonto..o alba?

Era il tramonto, e anche quel giorno non si poteva guardare il sole. C'erano nuvole da giorni, giorni e giorni. Nuvole cupe, minacciose: non semplici batuffoli lanosi, leggiadri. Nuvole dal sapore di metallo: dal sapore appiccicoso della sabbia. Non si vedeva il tramonto, ma esso esisteva comunque, da qualche parte, solo non lì.
Il ragazzo sollevò lo sguardo, socchiuse gli occhi come se stesse cercando qualcosa nel cielo e poi li abbassò. Dritti sui piedi, che dovettero subire il colpo, muti. Ancora sollevò lo sguardo, questa volta fiero e sicuro. Si sporse, per osservare la gente che, cento metri sotto di lui, si spingeva, si accalcava nelle vie e davanti ai negozi. Ancora non andava bene, mancava lo spazio necessario e poteva essere visto. Continuò il suo cammino sul parapetto.
Sotto di me cento metri, ma non avevo paura. Finalmente sarei stato libero, padrone del mio destino. Ero eccitato. Per la prima volta da quando ero nato avrei potuto sentire il vento che mi sfrecciava vicino e io stesso sfrecciargli dentro, leggero. Occhi dritti davanti a me.
Il ragazzo si spinse nel vuoto, con un gesto del braccio, secco verso il cielo, lontano.
Il pettirosso, per un attimo disorientato, cominciò il suo primo volo e ringraziò con tante evoluzioni nell'aria.
Le nubi non sembravano più così metalliche.

Nessun commento:

Posta un commento