Informazioni personali
lunedì 18 ottobre 2010
venerdì 15 ottobre 2010
Jimmy
Ieri, dopo 70 giorni sottoterra, i 33 minatori cileni sono stati portati in salvo. Tra di loro c'era anche Jimmy Sànchez, 19 anni. Ho immaginato un suo racconto di questa avventura incredibile, finita inghiottita dalla miniera mediatica, così come i 33 lo sono stati dalla loro. Sperando che non diventino carne da macello per le televisioni di mezzo mondo.
Ci avevano detto che ci sarebbero voluti quattro mesi, per tirarci fuori di lì; ma per noi importava poco: il tempo misurato era un ricordo sbiadito, esisteva soltanto l'attesa. Spossante più della rassegnazione alla quale avremmo potuto cedere. Nemmeno immaginavamo cosa stesse succedendo lassù, sulle nostre teste. Una volta ero disteso per riposarmi da quel far niente e ho come sentito un sussurro nelle orecchie: era dolce, quasi profumato, e mi solleticava. Appena lo udii feci uno scatto -ero nervoso- e mi ridestai; poi, mentre il battito del mio cuore rallentava il suo ritmo di produzione, chiusi di nuovo gli occhi e ascoltai. Non ricordo esattamente le parole che mi cullavano, ricordo soltanto la consapevolezza che edificarono nel mio cuore: una certezza più massiccia del granito, più sicura della galleria nella quale ero intrappolato: quelle erano le preghiere della gente, la loro solidarietà sospirata nella sicurezza delle loro case: il segno indelebile che altri cuori battevano insieme al mio e producevano, come una fabbrica, 66 ali robuste che ci avrebbero strappati al pianto di morte. Le ali della fenice, le ali di Fenix.
Era stretto, dentro la capsula. Ho avuto paura. Ero solo e a malapena ci stavo, in quella bara al contrario. Ma quel viaggio era l'inizio della fine. E quella fine era l'inizio della mia vita. La vita che mi ero meritato, che mi stavano restituendo ogni metro che inghiottivo. Adesso fremevo. Arrivo! gridai.
Un'esplosione nel petto, appena la fenice mi sputò fuori. Mi bruciava tutto dentro, sfrigolava come la salsiccia sul fuoco. Ci misi un po'prima di aprire gli occhi. Li avevo chiusi per poter decidere quando uscire veramente. E poi fu festa. Festa: mia madre che mi lavò di dosso tutta quell'assurdità; festa: i miei compagni che piangevano; festa: il presidente, mille volti mai visti a congratularsi con me che ero uno sconosciuto; festa: i raggi della luna che illuminavano quella notte, ma che in realtà festeggiavano con me, perché quella era la notte più splendente tra le notti splendenti, più di quando era colorata dai fuochi artificiali, più della notte della città più luminosa della terra: quella era la notte della mia nascita.
(è solamente un'invenzione, NON è realmente un racconto del minatore. E'il mio modo per tirare un sospiro di sollievo assieme a loro.)
martedì 12 ottobre 2010
A-more
Ci riesco; ad essere tranquillo ci riesco. Non è difficile (o forse lo è ma tu non lo rendi tale) accettare che tu sia lontana. Possiamo rifugiarci nelle nostre reciproche teste, nei nostri pensieri distanti: ci riesco, e mi sta bene.
Poi, però, mi manchi. Da stare male, da sudare amore, da sgranare gli occhi di terrore.
Ti stringerei, forte: perchè il tuo morbido odore mi entri nel cervello, perchè diventi come quei deodoranti per il cesso; sono un fottuto cesso schifoso e riesco a malapena a tenermi pulito. Manca il tuo tocco di freschezza, manca quello stimolo ad entrare dentro di me senza pensare di sentire un tanfo di insicurezze.
Ti stringerei, forte: perchè siamo in mezzo a una foresta gelida, e possiamo scaldarci soltanto così: costruendoci un ricordo, abbracciandoci di tutti gli abbracci che non possiamo davanti a tutti gli altri volti -non per timore ma per magnetismo. Perchè dobbiamo costruirci la nostra riserva di grasso per la vita; perchè dobbiamo ingrassarci di tutte le carezze che non avremo da nessuno.
Ti stringerei, forte: in cima ad una montagna di parole: tutte quelle che ci siamo detti, tutte quelle che ci siamo scritti, tutte quelle che ci siamo immaginati.
Ti stringerei fino quasi a farti soffocare, per poterti salvare e dirti che non lo farò mai più, che potrai fidarti di me per sempre; e se per sempre non esiste lo costruirò di pinzette e di calzini, di galatine e di pacchetti, di grucce e cicles: di tutte le banalità come queste che sto scrivendo, per andarci insieme ad abitare o anche soltanto a visitarlo per decidere che non ci piace poi così tanto.
Poi, però, mi manchi. Da stare male, da sudare amore, da sgranare gli occhi di terrore.
Ti stringerei, forte: perchè il tuo morbido odore mi entri nel cervello, perchè diventi come quei deodoranti per il cesso; sono un fottuto cesso schifoso e riesco a malapena a tenermi pulito. Manca il tuo tocco di freschezza, manca quello stimolo ad entrare dentro di me senza pensare di sentire un tanfo di insicurezze.
Ti stringerei, forte: perchè siamo in mezzo a una foresta gelida, e possiamo scaldarci soltanto così: costruendoci un ricordo, abbracciandoci di tutti gli abbracci che non possiamo davanti a tutti gli altri volti -non per timore ma per magnetismo. Perchè dobbiamo costruirci la nostra riserva di grasso per la vita; perchè dobbiamo ingrassarci di tutte le carezze che non avremo da nessuno.
Ti stringerei, forte: in cima ad una montagna di parole: tutte quelle che ci siamo detti, tutte quelle che ci siamo scritti, tutte quelle che ci siamo immaginati.
Ti stringerei fino quasi a farti soffocare, per poterti salvare e dirti che non lo farò mai più, che potrai fidarti di me per sempre; e se per sempre non esiste lo costruirò di pinzette e di calzini, di galatine e di pacchetti, di grucce e cicles: di tutte le banalità come queste che sto scrivendo, per andarci insieme ad abitare o anche soltanto a visitarlo per decidere che non ci piace poi così tanto.
domenica 10 ottobre 2010
martedì 5 ottobre 2010
u_u_n_a_t_n_o
torno dal concerto di dente e mi fischiano le orecchie. si vede che non gli sono piaciuto. oh, ragazze, calma. ti faccio battute simpatiche ma niente di più, incarcerate dalle parole, io che gesticolo anche quando penso.
l'autunno intanto ci sta ingannando tutti, sono sicuro; e infiammerà tutto il bosco e inonderà le strade ma non lo spegnerà. il cielo si abbiglia di nuvole, il sole comincia ad essere stanco e quando parla è difficile capirlo; se gli chiedessi come sta mi risponderebbe, come faceva mio nonno, 'come i vecchi'. e chi lo sa come stanno i vecchi?
io comunque continuo a non mettere le maiuscole ai miei rapporti. penso che mi piacerebbe andare a vivere in sicilia. penso che mi piacerebbe venire a vivere in sicilia. il che è diverso, se ci rifletti un attimo. ipotesi slavata la prima, fantasia presa per mano dai tuoi occhi la seconda. verrei e dopo un secondo scoprirei che non avrei dovuto, che le cose sono sempre migliori come le immaginiamo, che la realtà è meglio dei sogni solo nei sogni.
l'autunno intanto ci sta ingannando tutti, sono sicuro; e infiammerà tutto il bosco e inonderà le strade ma non lo spegnerà. il cielo si abbiglia di nuvole, il sole comincia ad essere stanco e quando parla è difficile capirlo; se gli chiedessi come sta mi risponderebbe, come faceva mio nonno, 'come i vecchi'. e chi lo sa come stanno i vecchi?
io comunque continuo a non mettere le maiuscole ai miei rapporti. penso che mi piacerebbe andare a vivere in sicilia. penso che mi piacerebbe venire a vivere in sicilia. il che è diverso, se ci rifletti un attimo. ipotesi slavata la prima, fantasia presa per mano dai tuoi occhi la seconda. verrei e dopo un secondo scoprirei che non avrei dovuto, che le cose sono sempre migliori come le immaginiamo, che la realtà è meglio dei sogni solo nei sogni.
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