Ci riesco; ad essere tranquillo ci riesco. Non è difficile (o forse lo è ma tu non lo rendi tale) accettare che tu sia lontana. Possiamo rifugiarci nelle nostre reciproche teste, nei nostri pensieri distanti: ci riesco, e mi sta bene.
Poi, però, mi manchi. Da stare male, da sudare amore, da sgranare gli occhi di terrore.
Ti stringerei, forte: perchè il tuo morbido odore mi entri nel cervello, perchè diventi come quei deodoranti per il cesso; sono un fottuto cesso schifoso e riesco a malapena a tenermi pulito. Manca il tuo tocco di freschezza, manca quello stimolo ad entrare dentro di me senza pensare di sentire un tanfo di insicurezze.
Ti stringerei, forte: perchè siamo in mezzo a una foresta gelida, e possiamo scaldarci soltanto così: costruendoci un ricordo, abbracciandoci di tutti gli abbracci che non possiamo davanti a tutti gli altri volti -non per timore ma per magnetismo. Perchè dobbiamo costruirci la nostra riserva di grasso per la vita; perchè dobbiamo ingrassarci di tutte le carezze che non avremo da nessuno.
Ti stringerei, forte: in cima ad una montagna di parole: tutte quelle che ci siamo detti, tutte quelle che ci siamo scritti, tutte quelle che ci siamo immaginati.
Ti stringerei fino quasi a farti soffocare, per poterti salvare e dirti che non lo farò mai più, che potrai fidarti di me per sempre; e se per sempre non esiste lo costruirò di pinzette e di calzini, di galatine e di pacchetti, di grucce e cicles: di tutte le banalità come queste che sto scrivendo, per andarci insieme ad abitare o anche soltanto a visitarlo per decidere che non ci piace poi così tanto.
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