martedì 28 dicembre 2010

Gaudì

mi piacerebbe cambiare essere un altro diverso; non è un lamento, non è insoddisfazione: non del tutto. Mi piaccio come sono, mi sto anche abbastanza simpatico, più di molte altre persone. Non sono nemmeno troppo pieno di me. no, vorrei cambiare per vedere come sarebbe il mondo, per vedere come saresti tu agli occhi di un altro. Per vedere i tuoi difetti, per accentuare le tue debolezze, per essere cinico, per essere obiettivo, per criticarti senza ritegno. Continuerò invece a sbattere i mignoli in me stesso, e tu mi sarai per sempre aliena. Non ti so archiviare come caso chiuso, non riesco a essere soddisfatto del parere che ho di te, sempre aggiungerei qualchetasselloqualchelineaqualchepuntino all'opera d'arte della tua esistenza: sei la mia Sagrada Familia.

sabato 25 dicembre 2010

Buon Natale.

I colori per addobbare l'albero di natale del Natale li hanno finiti per ridipingere i muri imbrattati dei sottopassaggi, che adesso sono di nuovo lerci di amore. Scivola sugli specchi delle vetrine sui quali si vorrebbe arrampicare, ci sorride mestamente, ci fa forse anche un po'di pena: ormai l'unico sentimento che sappiamo provare. Presto lo stracceremo nel cestino della carta (perché differenziare è politicamente corretto) e ce ne dimenticheremo come un torto subito dall'amata. Per tre o quattro giorni ci stampiamo adesivi a trentadue denti da appiccicarci sul cuore, disponibilità ai limiti della prostituzione festiva verso tutti, simpatia comprata al Lidl nella settimana degli sconti...Il tutto per nascondere quel sottile strato di mandorla che fa la malinconia: quella che ci ricopre come coi panettoni, quando sanno che resteranno nelle credenze per essere mangiati a colazione fino a maggio inoltrato...quella malinconia che sempre accompagna i momenti più buoni, come i canditi e l'uvetta tra il soffice impasto. la malinconia del mare a fine settembre.
tanti auguri.

mercoledì 8 dicembre 2010

anoressiche consolazioni per le nostre aspettative da riviste di moda.
seriali costellazioni nelle quali trovare motivi per apprezzare o meno una giornata.

martedì 7 dicembre 2010

il freddo si fa liquido soltanto per lasciarsi bere meglio e entrare in circolo come le canzoni che ascolti a ripetizione per il terrore di restare in silenzio: si mischiano e bevi canzoni fredde, ascolti il gelo artico che è comodo definire inconsueto anche se si è in inverno. così si sentiranno abbandonati e elemosineranno affetti poco raccomandabili.

venerdì 26 novembre 2010

No alarms and no surprises

alle volte non basta neppure dipingere gli istanti per riuscire a imprigionarli e analizzarli e sputarci sopra o coccolarli. un'inquietudine leggera comincia a crescere piano -dentro. man mano che provi a spiegarla si dimostra la sua stessa causa. e cresce. cresce. perché ti vede solo, indifeso -perché non sai da cosa difenderti- e infreddolito dal gelo dei rapporti abituali. ma basta dirsi che è tutto normale e tutto andrà bene. nessun allarme e nessuna sorpresa, per favore. e allora passi il tempo accarezzandolo, cercando di tenerlo buono buono ai tuoi piedi; ma quello che tu pensi essere il tempo non è che nulla: allucinazione, forse. comprendi cos'è davvero quando oramai l'hai attraversato, l'hai utilizzato -sprecato, la maggior parte delle volte.
e in fondo lo hai inventato, intuito, anelato solamente per poterti inserire in qualche sicurezza. sempre sicurezza. sempre sempre sicurezza. così come l'abitudine. così come il quotidiano, i riti, le certezze. piccole sudicie grandi splendenti certezze di ogni giorno. bambagia sulla quale adagiarsi, con la quale struccarsi del mascara della novità, che rimane soltanto nelle foto sbiadite della festa della tua giornata. e poi coi tuoi nipotini -che non avrai- a guardare le diapositive-che non esistono più- come quando eri piccolo, sul muro di fianco a un caminetto. anzi, il caminetto dentro di te. bruci di rimpianto per esserti lavato via quelle novità di ogni giorno, immonda immondizia che affolla le strade delle tue giornate. bruci di rimpianto, dentro, fin dietro gli occhi. e i tuoi nipotini non lo sanno, e in fondo nemmeno tu, cosa ti sei perso. sicuramente un trucco in più sul tuo viso oramai increspato dal vento dell'età.

lunedì 22 novembre 2010

The great gig in the sky

cosa siamo se non cacciatori di ricordi?Scatti da aggiungere all'album da sfogliare con la nostra vecchiaia. Cos'è che ci spinge a vivere se non il poter sapere, in qualsiasi momento, con qualunque persona, di averlo fatto? E non venirmi a raccontare stronzate sul vivere ogni momento, sull'apprezzare le cose volta per volta, sul cogliere l'attimo...ti credo, certo; sono d'accordo, anche. ma il verbo vivere non affoga lì dentro e basta. tende la bocca fuori dal pelo di quello stagno gelido, tende le labbra verso il respiro e dipinge sulle pareti del presente il passato del futuro

giovedì 18 novembre 2010

Ad aspettare messaggi di posta elettronica per essere felice, a confidare nel destino e a dirsi atei.

lunedì 15 novembre 2010

Come nei fumetti o nei film o nei libri decidere cosa succede, farlo succedere e lasciarlo in sospeso nella testa di tutti.

giovedì 11 novembre 2010

alberi in chemioterapia

alberi in chemioterapia lungo le strade. foglie al forno ai loro piedi; scalpiccii. un bambino guarda il cielo dietro la finestra: a giocare al parco ormai non ci va più. nemmeno troppo stupito che sia lo stesso mondo dove potevi camminare a braccia nude, a gambe scoperte, a faccia sorridente. ora nessuno più per strada sorride. tutti seguono loro stessi verso una meta; e la tua non corrisponde a quella di qualcun'altro.

domenica 7 novembre 2010

Novembre

Novembre sei un gatto ciccione che ronfa sul tappeto. se ti sfioro mi guardi stizzito e mostri i denti; ma in fondo sei un tenerone e ti piace che ti stuzzichi. come se volessi sapere qualcosa da me, ma non sono io che dovrei sapere qualcosa da te? no, tu ronfi. e tra un po'schiatterai per tutti croccantini che ti ho dato. e onestamente non ti rimpiangerò.

mercoledì 3 novembre 2010

sconvolgersi del fatto di essersi lavati i denti due volte in una sola sera.

amoZZAreLLA

più amore del dimenticarsi una mozzarella nel frigo e mangiarla perché non scada e non la si debba buttare

lunedì 1 novembre 2010

pioggia

il rumore della pioggia è il silenzio dell'attesa. quando piove le auto si salutano freneticamente coi tergicristalli. non si vedevano da troppo tempo ma importa poco, perché già si dicono addio. scrosciano in fiumi che fuoriescono dalle case: spugne inzuppate e sovraffollate da persone che sono bagnoschiuma. le finestre del mondo si appannano di vapore grigio, simbolo dell'indefinito, che ostenta supremazia sui contrasti netti. tutto sfuma; matita temperata dal tempo.

lunedì 18 ottobre 2010

senso di vuoto tutto intorno. come sei dolce quando mi circondi così, sconforto. credo proprio che metterò su un disco e proverò a baciarti

venerdì 15 ottobre 2010

Jimmy

Ieri, dopo 70 giorni sottoterra, i 33 minatori cileni sono stati portati in salvo. Tra di loro c'era anche Jimmy Sànchez, 19 anni. Ho immaginato un suo racconto di questa avventura incredibile, finita inghiottita dalla miniera mediatica, così come i 33 lo sono stati dalla loro. Sperando che non diventino carne da macello per le televisioni di mezzo mondo.


la notte si era impossessata delle nostre vite; eravamo stati inghiottiti dal tempo insieme con la terra, quella terra che ci dava una dignità, una sicurezza, uno stipendio da ricevere orgogliosi. eravamo 33 lì sotto, a 700 metri dalla luce delle nostre madri, dei nostri amici e dei nostri amori. non avevo idea di quanto tempo avessimo passato nel terrore e nell'angoscia prima che riuscissimo a venire in contatto con i soccorritori. ricordo che abbiamo scritto un biglietto, per annunciare che "stavamo bene", se così si può dire. qualche giorno dopo -forse 2?forse 3?- ci è stata calata una telecamera, che ci ha ripresi: eravamo felici, tremendamente: siamo qui!, eccoci! sembravamo dire coi nostri sorrisi muti e con le nostre facce sporche di stanchezza. Quando poi riuscimmo a parlare con il mondo -l'altro mondo- un'iniezione endovena di speranza, di quella speranza subdola ma dolcissima che potrebbe strangolarti, ci risvegliò. Ci creammo la nostra vita, là sotto; scherzavamo, e i più grandi tenevano alto il morale con una forza d'animo che mi ha inondato e che ricorderò come la cosa più bella che mi sia mai capitata: sepolti, vivi grazie alla voglia di non arrenderci.
Ci avevano detto che ci sarebbero voluti quattro mesi, per tirarci fuori di lì; ma per noi importava poco: il tempo misurato era un ricordo sbiadito, esisteva soltanto l'attesa. Spossante più della rassegnazione alla quale avremmo potuto cedere. Nemmeno immaginavamo cosa stesse succedendo lassù, sulle nostre teste. Una volta ero disteso per riposarmi da quel far niente e ho come sentito un sussurro nelle orecchie: era dolce, quasi profumato, e mi solleticava. Appena lo udii feci uno scatto -ero nervoso- e mi ridestai; poi, mentre il battito del mio cuore rallentava il suo ritmo di produzione, chiusi di nuovo gli occhi e ascoltai. Non ricordo esattamente le parole che mi cullavano, ricordo soltanto la consapevolezza che edificarono nel mio cuore: una certezza più massiccia del granito, più sicura della galleria nella quale ero intrappolato: quelle erano le preghiere della gente, la loro solidarietà sospirata nella sicurezza delle loro case: il segno indelebile che altri cuori battevano insieme al mio e producevano, come una fabbrica, 66 ali robuste che ci avrebbero strappati al pianto di morte. Le ali della fenice, le ali di Fenix.
Era stretto, dentro la capsula. Ho avuto paura. Ero solo e a malapena ci stavo, in quella bara al contrario. Ma quel viaggio era l'inizio della fine. E quella fine era l'inizio della mia vita. La vita che mi ero meritato, che mi stavano restituendo ogni metro che inghiottivo. Adesso fremevo. Arrivo! gridai.
Un'esplosione nel petto, appena la fenice mi sputò fuori. Mi bruciava tutto dentro, sfrigolava come la salsiccia sul fuoco. Ci misi un po'prima di aprire gli occhi. Li avevo chiusi per poter decidere quando uscire veramente. E poi fu festa. Festa: mia madre che mi lavò di dosso tutta quell'assurdità; festa: i miei compagni che piangevano; festa: il presidente, mille volti mai visti a congratularsi con me che ero uno sconosciuto; festa: i raggi della luna che illuminavano quella notte, ma che in realtà festeggiavano con me, perché quella era la notte più splendente tra le notti splendenti, più di quando era colorata dai fuochi artificiali, più della notte della città più luminosa della terra: quella era la notte della mia nascita.


(è solamente un'invenzione, NON è realmente un racconto del minatore. E'il mio modo per tirare un sospiro di sollievo assieme a loro.)

martedì 12 ottobre 2010

A-more

Ci riesco; ad essere tranquillo ci riesco. Non è difficile (o forse lo è ma tu non lo rendi tale) accettare che tu sia lontana. Possiamo rifugiarci nelle nostre reciproche teste, nei nostri pensieri distanti: ci riesco, e mi sta bene.
Poi, però, mi manchi. Da stare male, da sudare amore, da sgranare gli occhi di terrore.
Ti stringerei, forte: perchè il tuo morbido odore mi entri nel cervello, perchè diventi come quei deodoranti per il cesso; sono un fottuto cesso schifoso e riesco a malapena a tenermi pulito. Manca il tuo tocco di freschezza, manca quello stimolo ad entrare dentro di me senza pensare di sentire un tanfo di insicurezze.
Ti stringerei, forte: perchè siamo in mezzo a una foresta gelida, e possiamo scaldarci soltanto così: costruendoci un ricordo, abbracciandoci di tutti gli abbracci che non possiamo davanti a tutti gli altri volti -non per timore ma per magnetismo. Perchè dobbiamo costruirci la nostra riserva di grasso per la vita; perchè dobbiamo ingrassarci di tutte le carezze che non avremo da nessuno.
Ti stringerei, forte: in cima ad una montagna di parole: tutte quelle che ci siamo detti, tutte quelle che ci siamo scritti, tutte quelle che ci siamo immaginati.
Ti stringerei fino quasi a farti soffocare, per poterti salvare e dirti che non lo farò mai più, che potrai fidarti di me per sempre; e se per sempre non esiste lo costruirò di pinzette e di calzini, di galatine e di pacchetti, di grucce e cicles: di tutte le banalità come queste che sto scrivendo, per andarci insieme ad abitare o anche soltanto a visitarlo per decidere che non ci piace poi così tanto.

domenica 10 ottobre 2010

noi che basiamo le nostre relazioni sui nostri operatori telefonici. se tu sei wind e io vodafone ci sono poche possibilità che possa funzionare

martedì 5 ottobre 2010

u_u_n_a_t_n_o

torno dal concerto di dente e mi fischiano le orecchie. si vede che non gli sono piaciuto. oh, ragazze, calma. ti faccio battute simpatiche ma niente di più, incarcerate dalle parole, io che gesticolo anche quando penso.
l'autunno intanto ci sta ingannando tutti, sono sicuro; e infiammerà tutto il bosco e inonderà le strade ma non lo spegnerà. il cielo si abbiglia di nuvole, il sole comincia ad essere stanco e quando parla è difficile capirlo; se gli chiedessi come sta mi risponderebbe, come faceva mio nonno, 'come i vecchi'. e chi lo sa come stanno i vecchi?
io comunque continuo a non mettere le maiuscole ai miei rapporti. penso che mi piacerebbe andare a vivere in sicilia. penso che mi piacerebbe venire a vivere in sicilia. il che è diverso, se ci rifletti un attimo. ipotesi slavata la prima, fantasia presa per mano dai tuoi occhi la seconda. verrei e dopo un secondo scoprirei che non avrei dovuto, che le cose sono sempre migliori come le immaginiamo, che la realtà è meglio dei sogni solo nei sogni.

domenica 26 settembre 2010

sunday we'll be together

La domenica è l'unico giorno nostro e lo passiamo a lasciarci intrappolare da quella che crediamo essere la nostra libertà.

domenica 19 settembre 2010

Termococcole/cyberspazio

Ti accarezzo con la manina del mouse, tu che ti nascondi nelle tasche dei pantaloni e vai a finire in lavatrice e quando ti ritrovo sei tutta accartocciata; e quando ti rincontro mi ero scordato di dove ti avessi lasciato. hansel e gretel a spasso per le strade non sono mai ritornati indietro e chissà chi si è mangiato la mollica che avevano lasciato, che erano poi i loro ricordi.

mercoledì 15 settembre 2010

Insofferenze

Inizio un elenco di atteggiamenti, momenti, indumenti e altro che mi provocano un costante e inspiegabile fastidio. Lo andrò ampliando nei secoli dei secoli, amen.
  1. I cellulari coi tasti che suonano
  2. I mocassini in scamosciato
  3. I golfini da inglesuccio del cazzo indossati da non inglesucci -ma comunque del cazzo
  4. Chi mi chiama per cognome
  5. Le persone che si devono sempre e comunque vestire bene
  6. Le ragazze obese con vestiti attillati stile "non ho paura di mostrare il mio corpo": ho paura io
  7. Valeria Marini
  8. Le frasi e il tono usate quando si parla ai bambini piccoli
  9. Piegare il sacco a pelo
  10. Le frasi scritte sulla plastica dagli amici dello sposo
  11. I suv
  12. I cereali nel latte caldo
  13. Gli opinionisti
  14. Coloro che si occupano di "public relations"
  15. L'asse gelato del cesso
  16. La banana che rimane al fondo dell'esofago
  17. Fabrizio Corona

lunedì 6 settembre 2010

Silenzio

Silenzio
mi sussurri piano
ti srotoli indisturbato;
Bruciami
ti allontani lesto
appena ti ho incontrato

mercoledì 1 settembre 2010

Sinonimi di noi stessi

Affoghiamo nelle sere estive
a chilometri di distanza
il sonno s'impossessa della notte
servi della nostra testa;
sinonimi di noi stessi
da usare ogni tanto
per non cadere nella ripetente abitudine.

lunedì 26 luglio 2010

mercoledì 21 luglio 2010

Quello che vi auguro

Gli occhi di un uomo. un uomo cinese, ma la sua origine non importa. è un uomo: come me, come te, come noi. e sta annegando, nei suoi occhi si vede il terrore. una mano non sua, pesante, protesa verso il cielo, grigio come il mare nel quale sta affondando. grigio di petrolio, grigio di soldi, grigio di interessi; di uomini, come lui, senza scrupoli, senza limiti. uomini coglioni. e forse in fondo al suo cuore c'è anche della rabbia, e sarebbe giusto. rabbia per tutti questi grandissimi stronzi, che stanno distruggendo il nostro -e il loro- pianeta. e quell'uomo, dagli occhi imploranti, dal fiato corto, non è soltanto UN uomo: quell'uomo non è soltanto COME me, COME te, COME noi: quell'uomo SIAMO noi; e stiamo affogando nelle nostre (vostre, sporchi bastardi senza scrupoli) ipocrisie, nel vostro denaro, nelle vostre abitudini, nella vostra santa merda. e nessuno ci verrà in aiuto, come invece a quell'uomo con il corpo sommerso. nessuno ci salverà, e affogheremo. glu, glu, glu. nemmeno un orecchio udirà le vostre suppliche -perchè noi non supplicheremo- e morirete nell'odio. questo, è quello che vi auguro.

venerdì 9 luglio 2010

Oggi giornata di sciopero dell'informazione, tutti zitti, tutti muti per protestare con la legge che li vuole...tutti zitti, tutti muti. il controsenso mi sembra abbastanza evidente, e Marco Travaglio (che mi sta, fondamentalmente, abbastanza antipatico -w la libertà d'opinione) lo esprime molto bene con una frase che sottoscrivo per ricordare questo 9 luglio 2010:
"non ha alcun senso protestare contro il bavaglio imbavagliandoci per un intero giorno, facilitando il compito agli imbavagliatori che – oltre al danno, la beffa – usciranno con i loro giornali-trombetta."

domenica 4 luglio 2010

Angus & Julia Stone - Just A Boy


I don't know why, I always found you around my thoughts...you're the powder I won't clean from my floor

sabato 3 luglio 2010

giovedì 1 luglio 2010

io credo che si possano condividere tutte le citazioni di questo mondo, ma prendere in prestito il pensiero di altri non può che impigrirci. dovremmo citare solo noi stessi.

martedì 29 giugno 2010

Tempo

Come le ore più belle
bruciano nel soffio di sguardi e parole,
mi chiedo se anche l'eternità
finirebbe in un battito d'ali
Se la passassi con te.

sabato 26 giugno 2010

Des Armes / Léo Ferré

Des armes, des chouettes, des brillantes,
Des qu'il faut nettoyer souvent pour le plaisir
Et qu'il faut caresser comme pour le plaisir
L'autre, celui qui fait rêver les communiantes

Des armes bleues comme la terre,
Des qu'il faut se garder au chaud au fond de l'âme,
Dans les yeux, dans le coeur, dans les bras d'une femme,
Qu'on garde au fond de soi comme on garde un mystère

Des armes au secret des jours,
Sous l'herbe, dans le ciel, et puis dans l'écriture,
Des qui vous font rêver très tard dans les lectures,
Et qui mettent la poésie dans les discours.

Des armes, des armes, des armes,
Et des poètes de service à la gâchette
Pour mettre le feu aux dernières cigarettes
Au bout d'un vers français brillant comme une larme.

venerdì 25 giugno 2010

HIC et NUNC

Ma si può essere così sciocchi da non saper spremere ogni istante?eppure è l'unica cosa che devo fare, che posso fare: l'unica cosa che mi resta! invece no, a me piace ripensarci dopo, rimpiangere, fare la storia con i se...chissà perchè nel passato si vedono molte più potenzialità mancate che invece quelle da sviluppare QUI E ORA.

L'uomo guarda la luna
fissa e osserva
L'uomo guarda lassù
e nemmeno ci prova
ad afferrarla con le braccia
a parlare con lei
Intimi amanti discreti
sconosciuti di una notte
rimpianta per sempre

martedì 22 giugno 2010

Siamo nel 2010.sono passati 65 anni da quel 28 aprile.65 anni. sono tanti, quasi una vita intera. eppure ancora c'è gente che fa discorsi atti a difendere l'operato del Duce: "beh, senza di lui adesso l'Italia non sarebbe quello che è...ci sarebbero ancora i carretti per strada...ha fatto tante cose buone, però anche un unico errore che tutti conosciamo..." e via dicendo. siamo nel 2010 e ormai i metodi che permettono di comunicare -e quindi anche di dibattere- non sono gli stessi di qualche anno fa: niente più riunioni, conferenze o manifestazioni. ormai quasi non usciamo di casa, ci rintaniamo dietro uno schermo e dentro un mondo infinito e allo stesso tempo inesistente; ed in questo modo tutti possono esprimersi, scrivere quello che pensano(molto spesso senza avere la brillante idea -ma forse neppure la capacità- di trasformarlo in linguaggio comprensibile), insultarsi a vicenda e odiare persone che nemmeno conoscono. e allo stesso modo amano un uomo che ha distrutto quegli stessi valori, quelle stesse libertà che adesso permettono loro di girovagare nella rete, di sorridere per una notifica della tipa o del tipo che gli piace, di nascondersi ancora meglio dietro ai personaggi che si creano attorno. invece purtroppo gli anni che sono passati sembrano non aver insegnato nulla. e mi includo tra gli ignoranti. non voglio affrontare un discorso politico, perchè onestamente non penso di esserne in grado e nemmeno di avere le conoscenze adeguate (scuola incapace di stimolare le giovani menti?apatia giovanile?non lo so), eppure leggere i commenti di tante persone che dipingono Mussolini come un "nonno buono", accusando coloro i quali -anche con toni non sempre pacati, a torto- gli fanno notare che, forse forse, Nonno Benito non era poi quel gran mattacchione, di essere solo dei "Comunisti di merda", perdermi in centinaia di commenti in un ping-pong di frasi completamente vuote...tutto questo lo trovo agghiacciante; perchè non ha senso chiudere gli occhi, ignorare alcune parti e prendere solo quelle che piacciono di più di un periodo storico, sarebbe come amare una persona imponendogli di non mostrare i suoi lati negativi, ignorarla, sentirla solo quando si ha voglia di sesso: comandarla. E che amore sarebbe? Un amore malato, figlio dei nostri tempi, dei nostri politici che esaltano il "sapersi arrangiare" invece di tutelare il "diritto di ognuno di farcela", della logica dell'apparire e dell'essere Qualcuno. E' un amore ipocrita, valvola di sfogo per gente che non vede, più in la del potere di un uomo, un popolo in ginocchio, ancora una volta tradito dal suo affidarsi a una figura forte e prepotente, che ancora adesso rischia di accecarci se continuiamo ad affidarci alle citazioni, invece di formarci una NOSTRA idea.

venerdì 11 giugno 2010

le giornate stanno per esploderci addosso. mille, luccicanti pezzi a coprire le nostre teste vuote. luoghi comuni dove incontrarci senza paura di incontrare persone cattive; ho il fiatone per starmi dietro e chissà che non mi fermo, prima o poi. maratone solitarie tra l'indifferenza più assoluta.

lunedì 7 giugno 2010

Mi accorgo che ci sono giorni in cui proprio non ho niente da dire. o meglio, quello che ho da dire non riesco a dirlo. esercizio: provo a dirlo senza volerlo dire in un modo preciso. spesso -ed è bello- mi trovo a sbattermi per qualcosa, per qualcuno, con qualcuno, e non penso minimamente a tutto ciò che potrebbe essere/dovrebbe essere - e chissà. il mio occhio fa un occhiolino senza che nessuno glie l'abbia chiesto e non ho nessun piano in fondo.

sabato 5 giugno 2010

Videotape - Radiohead

Richieste

Quando entri nella mia testa togliti le scarpe, chè ho appena pulito per terra. quando entri nella mia testa togliti le scarpe, e fai quello che ti pare. quanto entri nella mia testa togliti le scarpe, troverai che c'è una stanza ed un letto per te. quando entri nella mia testa, non c'è bisogno di bussare: è aperto, togliti le scarpe. quando entri nella mia testa metti in disordine, altrimenti come faccio a sapere che ci sei? schivali, i miei pensieri che non ti piacciono, prendili a calci, non fanno male fin quando restano lì. rimani pure a galleggiare quanto vuoi, nessuno ti disturberà.
ma in fondo lo so, che tanto anche tu non sei che un pensiero, senza scarpe. nonostante i brividi, nonostante la pioggia, nonostante le nuvole, nonostante i nonostante. quando entri nella mia testa non farmi innamorare di te.

martedì 1 giugno 2010

Ai poeti.

Chimica. Siamo chimica. Niente di più, niente di meno: niente. uno non ci pensa, e magari nemmeno vuole saperlo, ma è provato che le emozioni, le paure, i sentimenti sono pure e semplici reazioni tra minuscole particelle. inutile che cerchiate di imprigionarle nel mistero, rinchiuderle nel "chissà", così snervante ma allo stesso tempo dannatamente affascinante. Inutile. Siete ansiosi? pippatevi un po'di neurotrasmettitore adatto a rilassarvi, e siete a posto; siete tristi? be'cacchio, colpa della serotonina, mica di altro. Stop.
Allora mi chiedo, uomo, cos'hai raggiunto adesso, scoprendo che non sei che questione di chimica? Così convinto della tua superiorità tra gli esseri viventi, incosciente del tuo nulla in mezzo all'infinito; cos'hai raggiunto adesso, che le emozioni non sono che processi ben definiti? Famelico di conoscenza, ingordo e mai sazio. Perchè forse alcune cose era più bello non scoprirle, continuare a cercare di definirle, abbozzarle e poi rimanere stupiti nel non riuscirci quasi per niente; ma invece no. e come sempre è troppo tardi, o comunque già abbastanza (per non cadere nello stroppio). Arrendetevi, poeti: ormai ogni sensibilità potrà essere smascherata, derisa. Ormai -abbastanza tardi- la vostra non sarà più arte, ma perdita di tempo, caduca quanto la società che vi condannerà. Arrendetevi, o prendetene atto: siete destinati a sparire. risucchiati. evaporati. Ma per semplice vostro benessere, per timida vostra presunzione, continuate ad avere gli occhi chiusi: è l'unico modo per vedere, in questo mondo di scienziati slavati.

martedì 18 maggio 2010

Black Holes

Devo imparare a vivere con me stesso. Anche perchè è a lui che pago l'affitto, ogni volta che faccio qualcosa poi viene a chiedermi conto e ragione. Controlla che non gli devasti la casa, magari vuole poi rivenderla. Chissà. Vuoi comprarla tu? Il foglio tiene solo più per la sua forza di volontà, io vado avanti un po'per inerzia e confondo tutto ciò con la felicità. Invece la felicità non può durare. Ma nemmeno più di un attimo. Si trasforma subito in qualcos'altro. Come le particelle dell'acceleratore del CERN: si scontrano nel vuoto, quasi, potrebbe essere un miracolo, e sono più piccole di quanto loro stesse possano immaginare; si scontrano e creano minuscoli buchi neri, che si sciolgono un millisecondo dopo che nascono. La felicità è lo stesso: se non si sciogliesse subito in altro, che sia serenità, rabbia, malinconia -anche, inghiottirebbe tutto il resto e rimarrebbe...rassegnazione. Rassegnazione e -falsa- realizzazione.

lunedì 10 maggio 2010

Tramonto..o alba?

Era il tramonto, e anche quel giorno non si poteva guardare il sole. C'erano nuvole da giorni, giorni e giorni. Nuvole cupe, minacciose: non semplici batuffoli lanosi, leggiadri. Nuvole dal sapore di metallo: dal sapore appiccicoso della sabbia. Non si vedeva il tramonto, ma esso esisteva comunque, da qualche parte, solo non lì.
Il ragazzo sollevò lo sguardo, socchiuse gli occhi come se stesse cercando qualcosa nel cielo e poi li abbassò. Dritti sui piedi, che dovettero subire il colpo, muti. Ancora sollevò lo sguardo, questa volta fiero e sicuro. Si sporse, per osservare la gente che, cento metri sotto di lui, si spingeva, si accalcava nelle vie e davanti ai negozi. Ancora non andava bene, mancava lo spazio necessario e poteva essere visto. Continuò il suo cammino sul parapetto.
Sotto di me cento metri, ma non avevo paura. Finalmente sarei stato libero, padrone del mio destino. Ero eccitato. Per la prima volta da quando ero nato avrei potuto sentire il vento che mi sfrecciava vicino e io stesso sfrecciargli dentro, leggero. Occhi dritti davanti a me.
Il ragazzo si spinse nel vuoto, con un gesto del braccio, secco verso il cielo, lontano.
Il pettirosso, per un attimo disorientato, cominciò il suo primo volo e ringraziò con tante evoluzioni nell'aria.
Le nubi non sembravano più così metalliche.

martedì 27 aprile 2010

If...

I biglietti di sola andata verso la nostra vita ormai non ce li rimborsano più. le stelle si sono fulminate perchè le accendevi a intermittenza, senza nemmeno guardarle. mondi evaporati in un turbinìo di nebbia primaverile. quasi quasi me ne vado. quasi quasi vengo laggiù da te. e poi? costruisci su di una pagina e ci pensa poi il Domani a buttare giù tutto. non ha nemmeno senso condonare. ti senti parte di qualcosa, è qui che lo capisci. e quando lo capisci ti spaventa. quanto è brutto essere egoisticamente insieme. quanto è brutto essere un'ipotesi.

domenica 25 aprile 2010

A una bifolca

Scorci di abitudine
stracciati dalla sorpresa
dell'inatteso
dal fulmine dell'imprevedibile:
siamo autunno sulle foglie.

lunedì 19 aprile 2010

Ah, la primavera..

dannata primavera. con i tuoi pollini, i tuoi temporali che arrivano sempre un secondo prima di uscire per andare a fare qualcosa di importantissimo, le tue nuvole o i tuoi cieli azzurri e basta. dannata primavera col primo caldo, le prime esibizioni ardite di polpacci bianchicci che sicuramente preferivano starsene ancora un po'sotto i jeans, le prime pezze alle ascelle, i primi "oh ma che caldo". insomma, sei appena cominciata e già rompi le palle. perchè poi, metà aprile, è il classico periodo dell'anno che fuori si sta meglio che in casa, che invece è fredda e funerea e anche un po'menefreghista. però no! tu stai a casa, non sei ancora abituato a uscire, devi dimagrire, prima di mostrare il corpo; devi abbronzarti, devi, devi devi. e inizia il periodo della concitazione, dei mille impegni, delle cose da sbrigare che chissà perchè c'hai avuto sei mesi per farle e invece no. un po'è anche la stagione dei controsensi, esci la mattina con la sciarpa fino a sopra il naso e arrivi a pranzo con mille giacchemagliesciarpecose in braccio. però poi quando guardi fuori e vedi tutto il secco che sta tornando a tonalità definibili quasi-verdi, senti quella brezza che ti spettina, starnutisci e tieni gli occhi un po'socchiusi per la troppa luce...beh, ammettiamolo, un po'la primavera mi piace. ah, dimenticavo, le coppiette che riscoprono la passione animale e la ostentano in mezzo al marciapiede e in qualsivoglia luogo che tu, povero e sfigato single di merda, sicuramente ti troverai a attraversare notando con disgusto le capacità di slinguata a distanza, contorsionismo e disinibizione degli amanti. e, a quel punto, sei fiero del tuo celibato.

mercoledì 14 aprile 2010

Benvenuto

ciao. inauguro questo blog con un pensiero...bello.

Ed è tutta lì, l'inafferrabile bellezza del mondo. Fuori dal finestrino di un pulman: oltre, i riflessi di facce assonnate; oltre, linee di strada e alberi: nel cielo. Azzurro di autunno, carico di controsensi. E'nel tramonto spento, nelle montagne tanto vicine da essere piccolissime. E'intorno a noi, ferma immobile, e noi non la scorgiamo. E'tra i capelli delle ragazze, nei loro occhi preoccupati e nei loro sorrisi. E'in una bolla di sapone. E'nel vivere tra la musica. E'in tre note di una chitarra, ammorbidite dal calore. E'tra le foglie e soffia insieme al vento. E'nelle lacrime. Inafferrabile. Non solo non afferrabile, ma anche non comprensibile. Ti sembra di averla intrappolata, memorizzata, afferrata. Invece no. Lei se ne va'-o meglio, tu te ne vai- e rimani con un sorriso pieno di niente. Estasiato e stupito, di fronte al trucco della consuetudine.