martedì 22 giugno 2010

Siamo nel 2010.sono passati 65 anni da quel 28 aprile.65 anni. sono tanti, quasi una vita intera. eppure ancora c'è gente che fa discorsi atti a difendere l'operato del Duce: "beh, senza di lui adesso l'Italia non sarebbe quello che è...ci sarebbero ancora i carretti per strada...ha fatto tante cose buone, però anche un unico errore che tutti conosciamo..." e via dicendo. siamo nel 2010 e ormai i metodi che permettono di comunicare -e quindi anche di dibattere- non sono gli stessi di qualche anno fa: niente più riunioni, conferenze o manifestazioni. ormai quasi non usciamo di casa, ci rintaniamo dietro uno schermo e dentro un mondo infinito e allo stesso tempo inesistente; ed in questo modo tutti possono esprimersi, scrivere quello che pensano(molto spesso senza avere la brillante idea -ma forse neppure la capacità- di trasformarlo in linguaggio comprensibile), insultarsi a vicenda e odiare persone che nemmeno conoscono. e allo stesso modo amano un uomo che ha distrutto quegli stessi valori, quelle stesse libertà che adesso permettono loro di girovagare nella rete, di sorridere per una notifica della tipa o del tipo che gli piace, di nascondersi ancora meglio dietro ai personaggi che si creano attorno. invece purtroppo gli anni che sono passati sembrano non aver insegnato nulla. e mi includo tra gli ignoranti. non voglio affrontare un discorso politico, perchè onestamente non penso di esserne in grado e nemmeno di avere le conoscenze adeguate (scuola incapace di stimolare le giovani menti?apatia giovanile?non lo so), eppure leggere i commenti di tante persone che dipingono Mussolini come un "nonno buono", accusando coloro i quali -anche con toni non sempre pacati, a torto- gli fanno notare che, forse forse, Nonno Benito non era poi quel gran mattacchione, di essere solo dei "Comunisti di merda", perdermi in centinaia di commenti in un ping-pong di frasi completamente vuote...tutto questo lo trovo agghiacciante; perchè non ha senso chiudere gli occhi, ignorare alcune parti e prendere solo quelle che piacciono di più di un periodo storico, sarebbe come amare una persona imponendogli di non mostrare i suoi lati negativi, ignorarla, sentirla solo quando si ha voglia di sesso: comandarla. E che amore sarebbe? Un amore malato, figlio dei nostri tempi, dei nostri politici che esaltano il "sapersi arrangiare" invece di tutelare il "diritto di ognuno di farcela", della logica dell'apparire e dell'essere Qualcuno. E' un amore ipocrita, valvola di sfogo per gente che non vede, più in la del potere di un uomo, un popolo in ginocchio, ancora una volta tradito dal suo affidarsi a una figura forte e prepotente, che ancora adesso rischia di accecarci se continuiamo ad affidarci alle citazioni, invece di formarci una NOSTRA idea.

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