mercoledì 31 agosto 2011

Dove vai?

Le dita fremono ad un centimetro dalla corda. Pronte a inondare il silenzio lasciato da un fratel prodigo, suono mai più tornato. Gli occhi del Suonatore si chiudono, anzi guardano dentro per vedere dov'è quella nota, proprio quella che è in grado di scardinare tutte le finestre, entrare nelle case degli altri e regalare un sorriso stupito. Prende fiato il Suonatore e quasi senza accorgersene muove il pollice della mano destra il quale, un po'discolpandosi, un po'curioso, dà un colpo alla corda, che fino ad un istante prima era un serpente addormentato. Fuochi d'artificio. L'aria si comprime, salta, suda: l'aria è ad un concerto, le molecole di parlano ma non si sentono più e per un attimo il Suonatore trattiene il respiro, perché rischierebbe seriamente di ingoiare agglomerati strani di tutti quegli elementi che si toccano, si abbracciano, si mescolano a caso. Come una schiena che si inarca viaggia la nota sulle teste dell'aria. Senza fretta attraversa stanze, porte e finestre e scende per la strada facendo le scale. Chi la incontra cerca di scoprire da dove arriva, e non dove sta andando. Ma dico io, che modo è questo? Le persone per noi importanti che si incontrano per la strada stanno andando da qualche parte o arrivano da chissà dove? La nota smuove capelli, profumi e parrucchini, lasciando la propria scia a chi, come Hansel e Gretel, cerca le sue briciole per giungere all'origine. Ma l'origine è un attimo, un secondo: già non c'è più. Il brivido scorre, corre via di fianco ai cani, dribbla i passanti sul marciapiede che ormai neanche lo degnano di uno sguardo, sporco rumore di strada, porro nel minestrone della nonna. Il Mondo però è generoso, e allarga le braccia per accogliere quella forza pura che sembra sparita ma non ha che appena iniziato il suo viaggio.
Le mani del Suonatore stanno intanto accarezzando corde, impastando sentimenti, e quella prima nota sembra lontana: prima goccia di un forte temporale. Il Suonatore però sa, e la segue con l'orecchio la sua esploratrice, messaggera in posti lontani; si è confusa tra le urla, ha fatto a pugni con un registratore che avrebbe voluto ingoiarla in un sol boccone e, più piccola di un'idea, si va mescolando con la natura -sempre più- fino a riuscire ad entrare nel silenzio. Ci sono severi controlli, si sa, non puoi certo presentarti lì, robusto trombone o agile squittio, ché quelli non ci pensano due volte a mandarti indietro. La piccolissima nota, però, c'era riuscita: laggiù, alla fine del mare, ad entrare nel silenzio.
Ecco dove andava! Ecco che chi glie l'avesse domandato ora avrebbe avuto un motivo sicuro per fermarsi ad ascoltare; ma a quelli non interessava, ed al Suonatore non importava di loro. Quella nota l'aveva suonata per lei, la Suonatrice, ed ora l'avrebbe portata fuori dalle fabbriche di rumore, lontano, in un luogo vergine di strilli e confusione.
A guardarla negli occhi, in silenzio. Dirle che in quel nulla aveva suonato per lei.

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