giovedì 10 febbraio 2011

Scriviamo e...?

Scriviamo e non diciamo niente. Cosa rimarrà di questi tempi di frasi messe lì ad asciugare per essere guardate ed apprezzate dagli altri? Sempre più sudditi ignari di queste parole, parole, parole che tutte in fila educate e timide -o anche spavalde, perché no- costruiscono immagini allucinate, o allucinazioni immaginate. Niente di più. Niente di meno. Forse rimarrà soltanto questa inspiegabile incapacità di descriversi, di descriverci ed anche di scriverci. Una grande e disonesta illusione, un'Illuminazione al neon delle periferie, al gusto metallico del sangue che di scorrere proprio non ne vuol sapere. E restiamo freddi a cercare acrobazie con gli aggettivi, a far volteggiare in aria le metafore tra i trapezi dei circhi senza rete di protezione là sotto: e niente diciamo: niente. Eppure lo facciamo con astuzia, impastando di banalità quotidiane il preparato dei nostri scritti per ubriacare il lettore, il quale, incolpevole, li addenta e li degusta, frettoloso, apprezzandoli solamente perché egli non ha mai provato a cucinarne. E anche adesso ci sei cascato, lettore; e nel niente di queste parole sei caduto attirato da quell' ''indefinito'', da un odore acre di acrobazie, dal marciare delle lettere. E non hai letto niente, pur avendo letto tutto.

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