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mercoledì 16 febbraio 2011
stare
Ho tante di quelle cose da dirti che mi si incastrano tutte qui, in gola, e premono per usicre - io! per prima io! no! io! dai dai! - e soffoco. E sto zitto: finché non siete tutte in fila per due ed in silenzio non usciamo! Zitte, cristo! Silenzio, per un istante; e poi di nuovo vociare, più impertinente di prima. Stanno tutte lì e non te le so dire. Quand'anche ci provo non escono che frasi sconnesse, parole drammaticamente vuote: VUOTE. Perché le parole non si possono scrivere? Perché parlare non è come scrivere? Allora lì sì che ti sfinirei di metafore, immagini e stronzatevarie soltanto per non farti capire che in fondo non capisco. I nostri sguardi nemmeno si sono salutati dopo così tanto tempo. Le nostre mani si sono intrecciate e, con vita propria, non volevano staccarsi; e i nostri nasi. i nostri nasi lottano con l'inverno troppo indulgente, odorano, schiudono parole e si arricciano con l'umidità eppure... eppure ancora fluttuano, ignari, a chilometri di distanza; nessuno sul loro albero maestro si arrampica di vedetta, nessuno osserva l'orizzonte e nessuno che grida "naso!". Peschiamo nello stesso mare, respiriamo la stessa identica aria, eppure ancora non ci siamo incontrati. Tante cose avrei da dirti, da impiegare un libro intero, da parlare fino a quando la nostra Galassia non farà BUM! con Andromeda a fantastiliardi di metri al secondo, da parlare fino a quando non mi si scarichino le batterie, fino alla fine del giorno e all'inizio della notte; e poi di sera, nei silenzi che acquisterebbero il sapore dell'intesa, della complicità criminale nel commettere un furto alle vite degli altri, ma nel sapere di fare la beneficenza più pura insieme e nel salotto di una casa qualsiasi, sotto un ponte di una città addormentata di attività frenetiche: Stare.
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