mercoledì 19 gennaio 2011

maratona

Nella maratona beffarda della vita vorrei fermarmi a chiacchierare con tutti i momenti che, mio malgrado, corrono più piano di me. Li supero e soltanto mi è concesso di voltarmi indietro -col rischio, molto spiacevole, di scontrarmi con quelli che ancora mi precedono. Voltarmi, guardarli ancheggiare, chi più aggraziato, chi ad affannarsi in quella corsa della quale sembra non capire il motivo. A qualcuno riesco a strappare la maglietta, e la tengo con me - un pezzettino soltanto, s'intende- per compiacermi di quel sorpasso così ben eseguito, magari.
Nella maratona beffarda della vita, sono stato costruito per vincere una gara impossibile; destinato comunque a non potermi voltare per guardare in faccia la Signora Oscura. Avrei bisogno di qualcuno da tenere per mano, nella maratona della vita; qualcuno che insieme a me corra, che insieme si volti, che insieme si fermi al punto ristoro. Anche, però, che possa lasciarmi la mano -avida lei vorrebbe trattenerlo- e da solo andare, da solo voltarsi da solo tornare ad accompagnarci. Qualcuno per fare stretching, con cui fermarsi a mangiare dove si fermano i camionisti. Qualcuno con cui ridere, con qui piangere; con cui riangere, con cui pidere; una stretta leggera e ferma dovrebbe legarci, pronta a sciogliersi per passare ai due lati di un lampione: pronta a saldarsi quando dovessero cercare di distruggerla. Una stretta che sia l'ultima sensazione di questa beffarda maratona che è la vita.

Nessun commento:

Posta un commento